Perché a gennaio la pensione non cresce per tutti allo stesso modo
L'aumento di inizio anno si calcola a fasce, come le tasse: pieno fino a quattro volte il minimo, ridotto sopra. Ecco il meccanismo, con i numeri del 2026.
- 1Nel 2026 le pensioni sono salite in via provvisoria dell'1,4 per cento.
- 2L'aumento è pieno fino a 2.413,60 euro lordi al mese, ridotto sopra.
- 3La percentuale per il 2027 non è ancora ufficiale: arriva con un decreto di fine anno.
Ogni gennaio la scena si ripete. Due vicini di casa, entrambi in pensione, confrontano il primo cedolino dell'anno e scoprono che l'aumento non è lo stesso: per uno la percentuale sembra piena, per l'altro un po' meno. Non c'è nessun errore dell'INPS. È il modo in cui la legge adegua le pensioni al costo della vita: a fasce, un po' come funzionano le tasse.
Ecco il meccanismo con le cifre ufficiali del 2026, e che cosa si sa, e che cosa ancora no, del 2027.
Che cos'è la perequazione
La parola tecnica è perequazione automatica, ma tutti la chiamano rivalutazione. Serve a proteggere il potere d'acquisto: se i prezzi salgono, sale anche la pensione. Il punto di partenza è l'inflazione misurata dall'ISTAT nell'anno precedente. Un decreto del Ministero dell'Economia, firmato insieme al Ministero del Lavoro, fissa ogni novembre la percentuale da applicare dal 1° gennaio.
Quella percentuale è sempre provvisoria, perché a novembre i dati dell'anno non sono ancora completi. Un anno dopo arriva il valore definitivo: se è diverso, l'INPS fa un conguaglio, in più o in meno.
È l'importo di riferimento delle pensioni INPS, non una pensione che spetta a tutti. Nel 2026 vale 611,85 euro al mese, cioè 7.954,05 euro l'anno. Le fasce della rivalutazione si misurano in multipli di questa cifra, presa nel suo valore dell'anno precedente.
Le cifre del 2026
Il decreto del 19 novembre 2025 ha stabilito un aumento provvisorio dell'1,4 per cento dal 1° gennaio 2026. Lo stesso decreto ha confermato come definitivo lo 0,8 per cento applicato nel 2025, quindi per quell'anno non c'è stato alcun conguaglio. L'INPS ha tradotto il tutto nella circolare n. 153 del 19 dicembre 2025.
Le fasce sono tre. Si calcolano sul trattamento minimo del 2025, che era di 603,40 euro al mese:
| Parte della pensione | Quota dell'indice | Aumento 2026 |
|---|---|---|
| Fino a 2.413,60 euro (4 volte il minimo) | 100% | 1,40% |
| Da 2.413,61 a 3.017,00 euro (tra 4 e 5 volte) | 90% | 1,26% |
| Oltre 3.017,00 euro (sopra 5 volte) | 75% | 1,05% |
La regola è quella della legge di bilancio 2020, che rimanda al sistema per scaglioni introdotto nel 1998. Le fasce si applicano all'importo complessivo dei trattamenti pensionistici della persona: chi ha due pensioni non le vede rivalutare separatamente.
Perché si dice «a scaglioni»
Il dettaglio che confonde di più è proprio questo. Una pensione di 2.800 euro non riceve l'1,26 per cento su tutto l'importo: riceve l'1,4 per cento sui primi 2.413,60 euro e l'1,26 per cento solo sui 386,40 euro che stanno sopra. Funziona come l'IRPEF, dove ogni aliquota pesa sulla sua fetta di reddito. Il risultato è che nessuno ci rimette a superare una soglia: la parte bassa della pensione è sempre rivalutata per intero.
| Pensione lorda dicembre 2025 | Aumento mensile | Pensione lorda gennaio 2026 |
|---|---|---|
| 2.000,00 euro | +28,00 euro | 2.028,00 euro |
| 2.800,00 euro | +38,66 euro | 2.838,66 euro |
| 3.500,00 euro | +46,46 euro | 3.546,46 euro |
Per la pensione da 3.500 euro: 2.413,60 × 1,4% = 33,79 euro; 603,40 × 1,26% = 7,60 euro; 483,00 × 1,05% = 5,07 euro. Totale 46,46 euro, contro i 49 euro che darebbe l'1,4 per cento pieno.
Calcolo della redazione con le percentuali della circolare INPS. Importi lordi: sull'aumento si pagano IRPEF e addizionali, quindi in tasca arriva meno.
Il caso delle pensioni minime
Per chi ha una pensione pari o inferiore al trattamento minimo c'è un ritocco in più. Una norma della legge di bilancio 2023, prorogata dalla legge di bilancio 2025, aggiunge per il 2026 un incremento dell'1,3 per cento, che porta l'importo fino a un massimo di 619,80 euro al mese. Nel 2025 lo stesso incremento era stato del 2,2 per cento. È un intervento temporaneo, deciso anno per anno, e non va confuso con la rivalutazione ordinaria.
Lordo e netto: perché l'aumento sembra più piccolo
Le cifre della rivalutazione sono lorde. Sull'aumento si applicano le stesse aliquote IRPEF che pesano sul resto della pensione, più le addizionali regionali e comunali. Chi ha una pensione nella fascia tra 28.000 e 50.000 euro lordi l'anno ha visto però scendere nel 2026 l'aliquota del secondo scaglione: ne parliamo nell'articolo su quanto vale davvero il taglio dell'IRPEF.
Quando arriva il cedolino di gennaio
Di regola la pensione si paga il primo giorno bancabile del mese. Gennaio fa eccezione: si paga il secondo giorno bancabile. Nel 2026 l'accredito è stato disponibile dal 3 gennaio per chi riscuote alle Poste e dal 5 gennaio per chi ha il conto in banca. Lo stesso criterio varrà per gennaio 2027, con le date che l'INPS pubblica nel suo calendario annuale.
Che cosa si sa del 2027
Al 27 ottobre 2026 il decreto che fissa la percentuale provvisoria per il 2027 non è ancora stato pubblicato. Di solito arriva a novembre: quello per il 2026 è del 19 novembre 2025. Nei giornali circolano stime, ma non sono cifre ufficiali e non le riportiamo come tali. Lo stesso decreto dovrà anche dire se l'1,4 per cento del 2026 è confermato o se serve un conguaglio. Le fasce del 2027 si calcoleranno sul trattamento minimo del 2026, cioè 611,85 euro: quattro volte fa 2.447,40 euro, cinque volte 3.059,25 euro, salvo modifiche della prossima legge di bilancio.
Per chi conta, e che cosa controllare
- Chi ha più pensioni: le fasce valgono sull'importo complessivo, quindi la rivalutazione di ciascun assegno dipende anche dagli altri.
- Chi è vicino a una soglia: superarla non fa perdere nulla, perché la percentuale ridotta tocca solo la parte eccedente.
- Chi ha la pensione minima: oltre alla rivalutazione c'è l'incremento temporaneo, da verificare anno per anno.
Gennaio non è l'unico mese in cui il cedolino cambia. A luglio, per una parte dei pensionati, compare la quattordicesima. Chi ha 75 anni e redditi bassi può valutare l'esenzione dal canone Rai, e chi ha un ISEE basso trova lo sconto automatico in bolletta. Sul fronte delle tasse, vale la pena sapere come si recuperano le spese mediche e che cosa guardare nel 730 precompilato, che per i pensionati porta il rimborso direttamente sulla pensione.
In sintesi
La rivalutazione non è un aumento uguale per tutti: è pieno sulla parte di pensione fino a quattro volte il minimo e più leggero sopra. Nel 2026 vuol dire l'1,4 per cento fino a 2.413,60 euro lordi, l'1,26 per cento fino a 3.017 euro e l'1,05 per cento oltre. Per il 2027 la percentuale arriverà con il decreto di fine anno: fino ad allora, ogni numero è una stima.
Domande frequenti
Bisogna fare domanda per la rivalutazione?
No. L'INPS la applica d'ufficio a tutte le pensioni dal 1° gennaio, sulla base del decreto ministeriale.
Il conguaglio può ridurre la pensione?
Sì, in teoria: se il dato definitivo dell'inflazione è più basso di quello provvisorio, la differenza viene recuperata. Per il 2025 il valore è stato confermato e non c'è stato conguaglio.
La quattordicesima viene rivalutata?
No. Gli importi della quattordicesima sono fissati dalla legge e non seguono la perequazione. Li trovi nell'articolo sulla quattordicesima di luglio.
- INPS, circolare n. 153 del 19 dicembre 2025 · rinnovo delle pensioni per il 2026
- INPS, Pensioni 2026: i nuovi importi e le date di pagamento
- Gazzetta Ufficiale · decreto MEF-Lavoro del 19 novembre 2025, GU n. 277 del 28 novembre 2025
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