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Fisco, spiegato chiaro

Perché i primi 129,11 euro di spese mediche non si recuperano mai

La detrazione del 19 per cento parte solo oltre la franchigia, e chiede scontrini con il codice fiscale e, spesso, un pagamento tracciabile.

In 30 secondi
  1. 1Si detrae il 19 per cento delle spese sanitarie oltre i 129,11 euro.
  2. 2Visite private e prestazioni fuori dal Servizio sanitario vanno pagate con carta o bonifico.
  3. 3Farmaci e dispositivi medici si possono pagare anche in contanti.
Una donna sui sessantacinque anni prova un paio di occhiali da vista davanti a uno specchio, in un negozio di ottica, con l'ottica accanto.
Foto illustrativa. Le persone ritratte non sono beneficiari o contribuenti identificati.

Chi conserva gli scontrini della farmacia lo sa: a fine anno le spese per la salute fanno una cifra. Una parte torna indietro con la dichiarazione dei redditi, ma non tutta e non sempre. La prima fetta, 129,11 euro, non si recupera mai. Il resto si recupera al 19 per cento, a patto di avere il documento giusto, di aver pagato nel modo giusto e di avere abbastanza imposta da cui detrarlo.

Ecco le regole, con le cifre della guida dell'Agenzia delle Entrate per la dichiarazione 2026.

Il conto di base

L'articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi riconosce una detrazione del 19 per cento delle spese sanitarie per la parte che supera la franchigia di 129,11 euro. La franchigia si conta una volta sola, sul totale annuo delle spese di ciascun contribuente, non su ogni scontrino.

Esempi illustrativi, calcolo della redazione: (spese − 129,11 euro) × 19%. La detrazione riduce l'IRPEF dovuta, non genera un rimborso oltre l'imposta pagata.
Spese sanitarie nell'annoParte detraibileDetrazione
129,11 euro0,00 euro0,00 euro
500,00 euro370,89 euro70,47 euro
1.500,00 euro1.370,89 euro260,47 euro
3.000,00 euro2.870,89 euro545,47 euro
La parola spiegata: detrazione

Una somma che si toglie dall'imposta, non dal reddito. Se l'IRPEF da pagare è già zero, la detrazione non ha nulla da ridurre e va persa: non diventa un rimborso.

Che cosa rientra

La guida dell'Agenzia elenca una lunga serie di spese. Le più comuni:

  • visite di medici generici e specialisti, comprese quelle dal dentista;
  • esami, analisi e prestazioni diagnostiche;
  • farmaci, con o senza ricetta;
  • dispositivi medici, dagli occhiali da vista agli apparecchi per la pressione;
  • il ticket per le prestazioni del Servizio sanitario nazionale;
  • ricoveri, interventi e prestazioni di riabilitazione.

Il documento giusto

Per i farmaci serve lo scontrino «parlante»: deve indicare natura, qualità e quantità del prodotto e il codice fiscale della persona a cui è destinato. In farmacia basta mostrare la tessera sanitaria. Per i dispositivi medici serve la marcatura CE, che di solito è indicata sullo scontrino o sulla fattura; fanno eccezione i dispositivi su misura. Per le visite serve la fattura o la ricevuta del professionista.

Quando bisogna pagare con la carta

Dal 2020 la detrazione spetta solo se il pagamento è tracciabile: bancomat, carta di credito, bonifico, assegno. La regola ha però tre eccezioni importanti. Si possono pagare anche in contanti, senza perdere nulla:

  • i medicinali;
  • i dispositivi medici;
  • le prestazioni di strutture pubbliche o di strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale, anche quando sono a pagamento.

Resta fuori, se pagata in contanti, la visita privata in uno studio non accreditato: è lì che si perde più spesso la detrazione.

Esempio illustrativo
Un anno di spese, pagate in due modi

Una persona spende 380 euro di farmaci, 900 euro dal dentista privato e 250 euro per un paio di occhiali da vista con marcatura CE, in tutto 1.530 euro. Se paga dentista e ottico con il bancomat, la detrazione è (1.530 − 129,11) × 19% = 266,17 euro.

Se paga il dentista in contanti, quei 900 euro escono dal calcolo: restano 630 euro di spese e la detrazione scende a 95,17 euro.

Calcolo della redazione, a parità di imposta dovuta sufficiente ad assorbire la detrazione.

Le spese per i familiari

Si possono detrarre anche le spese per i familiari fiscalmente a carico: chi ha un reddito annuo fino a 2.840,51 euro, o fino a 4.000 euro per i figli fino a 24 anni. Il documento deve essere intestato al familiare, ma la spesa la detrae chi l'ha sostenuta.

Per un familiare non a carico, come un genitore con la propria pensione, c'è una sola eccezione: le spese per patologie che danno diritto all'esenzione dal ticket, fino a 6.197,48 euro l'anno, e solo per la parte che il familiare non riesce a detrarre dalla propria imposta.

Grandi spese e redditi alti

Chi in un anno supera i 15.493,71 euro di spese sanitarie, franchigia compresa, può dividere la detrazione in quattro rate annuali uguali. La scelta non si può cambiare dopo.

Le spese sanitarie restano fuori dai limiti che la legge ha introdotto per i redditi più alti: non rientrano nel tetto alle detrazioni oltre i 75.000 euro, né nella riduzione tra 120.000 e 240.000 euro, né nel taglio di 440 euro previsto dal 2026 sopra i 200.000 euro, di cui parliamo nell'articolo sugli scaglioni IRPEF.

Il limite che pochi considerano: l'imposta

La detrazione abbassa l'IRPEF da pagare. Chi ha una pensione o un reddito così bassi da non pagare IRPEF, per esempio una pensione sotto gli 8.500 euro l'anno, non ricava nulla dalle spese mediche. In famiglia può allora convenire che le spese per i familiari a carico le sostenga, e le paghi con mezzi tracciabili, chi ha un'imposta capiente.

Per chi conta, e che cosa controllare

  • Chiedere sempre lo scontrino con il codice fiscale, anche per un'aspirina.
  • Pagare con carta o bonifico le visite private e le prestazioni fuori dal Servizio sanitario.
  • Controllare nella precompilata che le spese ci siano tutte: i passaggi sono nell'articolo su che cosa guardare prima di premere «Invia».
  • Conservare ricevute e fatture per gli eventuali controlli, soprattutto delle spese aggiunte a mano.

Le spese per la salute pesano di più dopo i sessant'anni, quando anche la pensione cambia ogni gennaio: come, lo spiega l'articolo su perché l'aumento non è uguale per tutti.

In sintesi

Delle spese mediche si recupera il 19 per cento di ciò che supera 129,11 euro l'anno. Servono lo scontrino parlante o la fattura, la marcatura CE per i dispositivi e un pagamento tracciabile per le visite private. E serve un'imposta da cui detrarre: senza IRPEF da pagare, la detrazione resta sulla carta.

Domande frequenti

La franchigia si applica a ogni scontrino?

No, una sola volta all'anno sul totale delle spese sanitarie del contribuente.

Il ticket pagato in contanti al pronto soccorso è detraibile?

Sì. Le prestazioni di strutture pubbliche o accreditate si possono pagare anche in contanti.

Posso detrarre le spese di mia madre pensionata?

Solo se è fiscalmente a carico, oppure, se non lo è, per le spese legate a patologie esenti dal ticket, fino a 6.197,48 euro e per la parte che lei non riesce a detrarre.

Informazione privata e sponsorizzata, pubblicata da Cofi Investeeringud OÜ su v-neo.com. Questo sito non è l'INPS, l'Agenzia delle Entrate, un ministero o un altro ente pubblico e non ha legami con loro. Niente di quanto scritto qui è una consulenza finanziaria, fiscale o legale, e nessuna cifra dell'articolo è una promessa o la misura di ciò che spetta a un singolo lettore: gli esempi sono illustrativi e i dati sono stati verificati sulle fonti ufficiali citate il , ma le regole cambiano. Su questo sito non si presentano domande e non si pagano commissioni. Non comunicare mai codice fiscale, credenziali SPID o CIE, PIN o coordinate bancarie a un sito in risposta a un articolo. Per il tuo caso rivolgiti ai canali ufficiali indicati sopra, a un CAF o a un patronato.

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